
Il 25 aprile è vicino.
quale momento migliore per tirare fuori questo post dagli archivi
LETTERA A MIO PADRE

Caro papà,
io non so dove tu sia perchè non riesco ad immaginare l'aldilà che dovrebbe accogliere gli esseri che non ci sono più. Eppure ti parlo. Ti parlo e so che tu mi scolti, perchè tu vivi da sempre nei miei pensieri, nell'aria che respiro, nel mio sangue, nella linfa vitale, in ogni cellula del mio organismo e so che finchè ti ricorderò tu sarai con me, parte inscindibile del mio essere.
Hai visto papà? Ho superato gorghi di tristezza, ho scavalcato montagne di indifferenza, ho cambiato le frecce di quella strada che la crudeltà degli uomini mi aveva segnato ed assegnato. Ho ignorato semafori rossi, ho spalancato porte di acciaio...Ho combattuto, ho combattuto la mia guerra ed ho vinto!
Sessant'anni di lotte contro degli ignavi, dei sordi, degli indifferenti, dei manovratori di opportune amnesie, di sarcastici e cinici avversari...Sessant'anni di lotta di una donna sola, bisognevole di aiuto per muoversi, che ha la dignità di non volere ottenere nulla per pietà, perchè ciò che chiede le spetta per diritto e lo pretende senza inchinarsi, nè col capo cosparso di cenere. Lo pretende per giustizia! Io avevo 10 anni. 10 anni del tenero amore che si instaura tra un padre dolcissimo e la sua unica figlia, più tenero e più forte questo amore e più forte per una bambina bisognevole di cure, di ospedalizzazioni, di interventi chirurgici!
Tu uscisti quella mattina, come ogni altra mattina, con l'animo sereno dell'innocenza della tua innocuità, e non sapevi che c'era il boia ad attenderti. Il boia col volto della vendetta per un reato che non avevi commesso, il boia col passo cadenzato, le narici fumanti, lo sguardo immobile. Il boia che accoglieva gli agnelli da sacrificare al dio della rappresaglia. Il boia che, insieme ad altre 15 vittime, quella mattina del 1° novembre del 1943, compì la sua giustizia di carnefice. E quel grido di gloriosa vendetta Kaput Kaput Kaput. Ho visto il tuo cranio perforato dal proiettile che ti stroncò la vita, papà. Ho visto crescere l'erba rossa sul prato del massacro papà. Non l'ho dimenticata! Sono cresciuta attraversando dure prove, ho resistito a terribili sofferenze, fisiche e morali, anche se qualche volta ho pensato alla morte come a un sollievo! Perchè più crescevo e più cresceva in me il bisogno, l'impellenza di rompere l'ingiusto silenzio che si era disteso sulla strage nazista, del nostro piccolo paese, una strage sommersa dimenticata ed impunita, dove era morto mio padre, che non si intendeva di guerre, di odio, di rappresaglie e neanche di eroismi. Un uomo onesto, semplice, tranquillo, ucciso come si uccide una mosca, un insetto fastidioso, un verme...Mio padre!
Sono vissuta perchè tutti ricordassero con me, l'atrocità, la ferocia, la barbarie, la cieca violenza che aveva strappato te dalle mie piccole braccia e che insesorabilmente si era abbattuta anche sui tuoi compagnidi morte. Sono vissuta per il bisogno di dire, perchè fosse onorato il ricordo di te e di quanti, con te, dimenticati, furono trucidati quella mattina del 1° Novembre 1943 e per testimoniare che lì, nel campo del massacro, gli occhi inorriditidi di una bambina, avevano visto successivamente, un'erba tinta di rosso e che lì, nel luogo dove si era compiuto l'infame delitto, qualcuno portasse un fiore, ponesse un segno, sia pure piccolo e scarno a memoria della strage dimenticata. e tanto avverrà te lo prometto!
Sono diventata adulta, sorretta dalle braccia del tuo ricordo, ho camminato reggendomi alle mani del tuo amore, ho combattuto con le armi della tua dolcezza. Ed oggi che sono finalmente, come in un calmo lago e potrei lasciarmi cullare dal suo tranquillo ondeggiare, rifuggo da questa possibilità. Perchè si sappia, si diffonda in ogni valle, l'orrore della guerra, perchè mai più cresca nei prati un'erba tinta di rosso. Mai più penzoli la morte dall'albero dei giochi, mai più il sorriso di un bimbo venga lacerato dall'odio di una raffica di mitra, mai più si raccolga negli occhi di qualcuno la voglia di amputare le ali della libertà.
Te lo dovevo, te lo devo, dolcissimo padre mio!
Graziella di Gasparro
RICORDO SOPRATTUTTO ALLA GENERAZIONE DOPO LA MIA CHE SIAMO STATI LIBERATI DA RAGAZZI DI 18/19 ANNI CHE NON COMBATTEVANO PER "ESPORTARE DEMOCRAZIA" O PER CONQUISTARE UN FANTOMATIKOPOTERE, MA PER DIFENDERE I PROPRI DIRITTI DI UOMINI, IL DIRITTO ALLA VITA, ALLA LIBERTA', IL DIRITTO AD AVERE UN FUTURO...QUEL FUTURO SIAMO NOI.

ED ORA QUALKOSA CHE VI FARA' INKAZZARE E DI BRUTTO ANKE....
TRATTO DA WWW.DESTRA.INFO...UNA COMBRIKKOLA DI "MODERATI" NO?
Il 25 aprile una data da riconsiderare.
di Giovanni Demarco Il 25 aprile del 1945 non fu una data che vide unito il popolo italiano; e certo il popolo Italiano non è ancora unito oggi, a più di sessanta anni da quella data. Non c’e’ unione, né unità nazionale in quanto nei sessanta anni che sono seguiti a quella data non sono state considerate nel modo dovuto entrambe le fazioni in campo. E’ obbligo ricordare i vinti, e vale a dire coloro che furono militarmente sconfitti, dalle truppe degli eserciti “alleati”. Gli appartenenti della Repubblica Sociale Italiana che lottarono e spesso morirono anche loro per la Patria!(OH MY GOD by KChannel)
Da quella data in poi si e’ narrata una storia esclusivamente di parte. Una storia scritta solo da una fazione, che ovviamente non ha prodotto la verità. E’ come fare una gara senza che una squadra possa presentarsi all’incontro(squadra? Squadristi!by kchannel), senza che un giocatore, mostri le proprie tesi, le proprie ragioni e le proprie verità. Intere generazioni di studenti hanno studiato una storia che trattava della guerra civile e del dopo 25 aprile 1945 in maniera faziosa falsa e bugiarda! Non c’e’ verità se a scrivere la storia e’ solo una parte o una fazione, se i politici e gli storici guardano la storia con gli occhiali della falsità politica e del comodo silenzio. I risultati sono 60 anni di ipocrita e sciocco racconto di menzogne. Menzogne sulla guerra civile, sul dopo 25 aprile e sui mesi che seguirono, e che videro accompagnarsi da una serie brutale di omicidi compiuti da “ignoti” ai danni di appartenenti al RSI o al defunto partito fascista. L’Italia più che di un revisionismo storico ha bisogno di una narrazione veritiera della storia, e affinché la storia sia più vera possibile occorre che gli storici , i politici e tutti noi ascoltassimo entrambe le verità. Il MOVIMENTO SOCIALE – FIAMMA TRICOLORE invita tutti coloro che si apprestano a ricordare la “liberazione” a farlo in modo critico. Sebbene sulla guerra sulla storia del ‘900 non è possibile una memoria veramente condivisa, adesso, a più di 60 anni da quella data, occorre un sano confronto , da parte di tutti, su quella che fu la guerra civile , (cosi occorre chiamarla), in modo da poter ottenere, la dove possibile, la conciliazione fra le varie componenti(venite, venite a confrontarvi by KC) , figlie di quelle esistenti in quella primavera del 45. Serve fare ciò adesso,e non aspettare che questo riavvicinamento sia dettato solo dal tempo che trascorre. Invitiamo a farlo adesso prima che le generazioni in campo in quel 1945 e che gli ultimi di quei ragazzi, di entrambi gli schieramenti, vengano meno del tutto. Ci auguriamo che si faccia chiarezza sulla verità, cosi come sui sta facendo negli ultimi anni per le “foibe”. Un primo passo e’ sicuramente il mea culpa di quella componente politica “la sinistra” che da questa grande bugia ne ha tratti enormi benefici.
Solo alla sinistra, ed a tutti coloro che il 25 aprile si troveranno in piazza a ricordare la “liberazione”, spetta il duro e coraggioso, ma dovuto compito di riscrivere e correggere quelle pagine di storia. La sinistra e le sinistre superino una volta per tutte il loro “complesso del migliore”. Una revisione della storia compiuta da destra sarebbe inutile in quanto ovvia!
Occorre che loro , prima della storia , riabilitino chi in quegli anni ha combattuto, con lo stesso valore, per la stessa Patria, per la quale combatterono le formazioni partigiane, vale a dire quei ragazzi che in quei mesi persero tutto, e che non furono risarciti da nemmeno una pagina di storia a loro dedicata. Occorre riconsiderare la storia di quegli Italiani che in quegli anni scelsero la Repubblica Sociale di Salò per combattere fino alla fine non solo per il fascismo di Mussolini(esilarante no? byKC), come molti usano pensare, ma soprattutto per un loro progetto di Patria, di Nazione, di Società. Lo si deve a quei ragazzi , ITALIANI, che tra le fila della decima MAS o tra le fila dell’esercito della repubblica di Salò, dopo aver trattato la resa con i capi partigiani, ed aver deposto le armi, venivano processati e giustiziati senza processo, senza colpa; ragazzi che appartengono alla storia d’Italia cosi come ci appartiene chi faceva parte delle formazioni partigiane. La storiografia e la politica parlino di quella Italia che nell’aprile del 1945 nasceva dalla vergogna di Piazzale Loreto, indegna per un popolo che avr